L'Euro tra fede e sapere
«La lusinga è una moneta falsa che ha corso solo grazie alla nostra vanità»
F. De Larochefoucauld, Massime, 1661, § 158
1. Premessa sul disvalore dei soldi
2. L'ideologia monetaria della BCE
2.1 Moneta «merce»
2.2 Moneta «rappresentativa»
2.3 Moneta «fiduciaria»
2.4 Moneta «elettronica»
2.5 «Funzioni» e usi della moneta
Infod'Annata, maggio '18
giorgiorst@gmail.com
1. Premessa sul disvalore dei soldi
Ultimamente quello finanziario è un tema più dibattuto del solito, per fortuna, anche se purtroppo assai spesso a sproposito. Intanto perché i politici per lo più non sanno di che parlano, mentre economisti e affaristi se ne guardano bene dal dire tutta la verità. Che insomma, molto semplicemente, la moneta non vale il becco d’un quattrino. E non solo l’Euro, ma anche il Dollaro, o la Sterlina, e insomma tutto quanto si trova in circolazione al mondo d’oggi. Né dico che questo accada solo adesso, ma da almeno un secolo a questa parte. Ciò che qui tenterò appunto di mostrare un po’ più nel dettaglio. Poiché sarebbe bene che questo concetto, dell’assoluta mancanza di valore di ciò che maneggiamo, fosse chiaro fin dall’inizio, ma proprio prima di tutto. Per solo poi provare magari a capire come funziona il circuito monetario, vedere da dove sbuca il circolante, che giro fa, e a quale scopo.
Tanto bene proprio sul sito della stessa BCE c’è un documento dedicato all’argomento, da cui trarrò quindi spunto. S’intitola «Cos’è la moneta?», ed è facilmente accessibile in Rete. Niente di che, due paginette, ma proprio per questo perfetto per fargli un po’ di pulci. Giusto per provare a convincere della fondatezza di ciò che sostengo, e insieme mostrare quanto sia invece equivoca la posizione dell’Istituto di Francoforte, quando parla di queste cose ai comuni mortali. Infatti, nell’articolo citato s’ammette quasi subito, ma solo per una volta, che l’Euro «non ha valore». Salvo però poi ripetere tutto il tempo che la BCE è chiamata ad alimentare la fiducia proprio in quel «valore» che pure la moneta evidentemente non ha. Ecco allora che, come si vedrà, la Banca delle Banche europee insiste a rassicurare la gente che la sua funzione sia quella di garantire qualcosa che invece non esiste neanche per sogno.
Quanto alla mia posizione in materia, ovvio che sono contro l’Euro, ma altresì contrario a un patetico ritorno alla vecchia Lira, che è stata una divisa perfino più fasulla di questa attuale. Non per questo sono però per l’abolizione assoluta della moneta come tale, né al contrario per un ritorno all’oro. Datosi ovvio che al momento sono due estremi entrambi palesemente assurdi da perseguire. Soprattutto però, per me non è una questione “politica”, ma solo un fatto di sapere come stanno le cose in questa faccenda. Sicché non sto qui a proporre soluzioni, ma casomai a sollevare problemi. Giusto a insinuare fondati dubbi su questo sistema economico liberal democratico mercantile, colmo fino all’orlo di falsità e assurdità istituzionali. Riconosco d’essere un caso piuttosto anomalo, direi un modesto libero pensatore che s’è fatto da sé, cioè per conto suo. L'affermo con riserva s’intende, cioè per quanto sia possibile parlare di ‘libertà’, dato che nel mondo intero regna piuttosto la necessità. Tuttavia mi fregio lo stesso del pur equivoco titolo, ma solo per segnalare che non devo rispondere a nessuno prima di pensare, dire o scrivere ciò che voglio. Mentre sono invece pronto a ribattere qualunque contestazione dovesse replicarsi a quanto sosterrò.
Così, da questo pur singolare punto di vista, l’acceso dibattito Euro-Lira mi suona subito come minimo alquanto ridicolo. Almeno nei termini in cui si presenta con la più recente comparsa della galassia ‘sovranista’, le cui varie scuole di pensiero sono spuntate come funghi a ogni latitudine ideologica. Tra i Liberali più “avanzati”, come tra i Fascisti “socialisti”, e perfino alcuni Comunisti “nazionalisti”. Tutti quanti che parlano della questione monetaria, alcuni anche esperti economici e rispettabili intellettuali, ma senza che nessuno dica chiaramente la prima cosa che c’è da sapere in questo campo d’indagine. O sia appunto il fatto che intanto, una moneta priva di valore, sia già di per sé una gigantesca contraddizione logica e storica. E poi, soprattutto, l’incredibile circostanza per cui una roba del genere funzioni lo stesso perfettamente. Tanto che la carta è presa sul serio come se fosse oro, cioè trattata, valutata e spacciata esattamente per qualcosa di raro e prezioso. Dato che proprio così ne parlano tutti quanti i responsabili economici e politici. Sicché la gente, costretta come sempre a fidarsi, non fatica a credere anche questo.
Prima però di procedere all’esame del documento BCE, voglio fare qualche considerazione di carattere generale, e un po’ anche personale. Ora, che la moneta odierna sia una roba da due soldi, riesce tanto chiaro da capire, quanto scomodo da constatare, e perciò gli esperti sono unanimemente concordi nel sottacere la cosa. Dato che praticamente l’intera umana società è fondata sui soldi, e sta praticamente girando intorno a questa sostanza cartacea, ma appunto presa e adorata esattamente come se fosse aurea. I soliti irresponsabili potentati, infatti, continuano a trattare ogni argomento solo in termini di somme monetarie e di prezzi, misurando ogni cosa in quantità di denaro, ma appunto proprio come se quello valesse veramente qualcosa. Per questo poi quei vigliacchi, che non sanno parlare d’altro, poi si permettono di continuare a schiamazzare in coro che «non ci sono soldi». Come appunto se la pura carta fosse rara e preziosa quanto l’oro puro. Sicché è facile immaginare l’imbarazzo degli uomini d’affari. Ugualmente se personaggi privati d’impresa, o pubblici di Stato, costoro non amano dover ammettere che la loro è solo una gigantesca bolla di chiacchiere vuote. Che perciò il nostro intero stile di vita non è solido come tentano di persuadere coi loro congiunti appelli alla “fiducia”. E anzi che il mondo umano non potrebbe poggiare su fondamenta più fragili di queste.
Si capisce dunque perché la gente comune non abbia in media la minima idea di questa cosa. Appunto a causa del riservato, ma comprensibile turbamento che una pur tale evidenza suscita a chi conviene che sia così. Perciò, quando mi capita di dire che l’Euro non vale un bel niente, succede per lo più che le persone mi prendano per mezzo matto. Com’è possibile ribattono, se con quelli si può comprare ogni cosa? Mentre è del tutto evidente che senza si finisce dritti in mezzo a una strada? E quando è addirittura solo per i soldi che gli uomini si spendono in una straziante vita di lavoro? Allora cerco di spiegare che sì, questo è quello che succede, ma non significa che perciò la moneta valga qualcosa. Il lavoro che uno fa, e anche i beni che poi compra con la somma ottenuta in cambio, quelli sì, certo che sono di valore, ma l’Euro sicuramente no. E proprio questo è l’incredibile paradosso, che l’intero sistema di vita mercantile funzioni perfettamente lo stesso. Nonostante il suo principio e fine esclusivo, la moneta, pure non valga un cavolo. Una roba talmente contraddittoria che solo nell’Ottocento avrebbe fatto saltare sulla sedia tutti gli esperti economici del mondo, di qualunque orientamento fossero stati. Mentre adesso succede sotto il nostro naso come se niente fosse. Tanto che appunto l’intera umanità continua a girare attorno al proprio centro di gravità monetario, quando pure però questo è ormai totalmente dissolto da un pezzo.
Poi purtroppo di solito capita che quando si parla così, su due piedi, i miei sprovveduti interlocutori taglino corto. A costoro non importa granché cosa sia la moneta, come funziona, se valga anche di fatto, oppure solo di nome. Infatti, a loro basta riuscire ad averla in mano. Sanno bene che solo con quella possono vivere, poiché è soltanto comprandoli, che diventa per loro possibile accedere ai servizi e beni di consumo necessari. Sanno bene che, in mancanza d’altro, gli tocca di vendere se stessi, lavorando per i soldi di qualcun altro. E anzi ai lavoratori basta questo per essere contenti, quando riescono a trovare un loro simile pronto a profittare di loro, che gli dica cosa fare, e li paghi per essere obbedito. Perché così sono convinti di rendersi economicamente “indipendenti”, e di fare poi in tutta “libertà” gli acquisti che vogliono. Quanto al resto, peggio ancora, la gente se ne lava le mani. Da un lato non ha tempo, né voglia d’istruirsi. E neanche ne sente il bisogno, se è per questo, dato che i popoli sono usi farsi rappresentare per ogni cosa. Per cui ci pensino pure chi di dovere, - banchieri, economisti, imprenditori, politici, preti. I rappresentanti istituzionali, insomma, che quelli stanno lì apposta a decidere per gli altri. “Saggi” come sono, per coloro che comandano è un dovere fare il “mestiere” di classe dirigente. E vuoi che, per questo alto “merito”, non sia un loro “diritto” campare di lusso alle spalle dei diretti sottoposti?
Altre volte mi succede però anche d’incontrare persone più scaltre. Le quali al quesito sul valore rispondono che quello dell’Euro corrisponde a una determinata quantità di Dollari. Il che è vero, certo, ma che significa. In effetti, per esempio oggi (25 aprile ‘18), un Euro è quotato a 1,2185 $. Secondo una stima fornita quotidianamente dalla stessa BCE, che varia leggermente ogni giorno. Intanto si capisce subito quale delle due monete valga di più, dato che per avere un Euro devo dare in cambio un po’ più di un Dollaro. Poi faccio notare quanto simile valutazione ufficiale sia accurata, tanto da dividere il singolo Dollaro non in cento, bensì in ben diecimila parti. La quale stravaganza però, e soprattutto, non risponde per niente alla domanda in questione. Perché una quotazione del genere non mi dice un bel niente sul valore dell’Euro, ma casomai solo qual è il suo rapporto di cambio con un’altra moneta. La quale è però anch’essa fatta di pura e semplice carta. Perciò a costoro più avveduti replico di solito che mi dicano allora quanto vale il Dollaro, per così rendermi conto di ciò che voglio sapere dell’Euro. Con quelli costretti però a rispondere che la moneta americana vale un tanto di quella europea!
Ora, è anche vero che, data la quotazione dell’Euro in Dollari, basta calcolarne il reciproco, cioè fare una semplice operazione aritmetica, per sapere il valore del Dollaro.
Così se, come nell’esempio, so che:
1 € = 1,2185 $, allora avrò che:
1 $ = 1 : 1,2185 = 0,8207 €
E ugualmente viceversa, se so che:
1 $ = 0,8207 €, allora il valore dell’Euro sarà:
1 € = 1 : 0,8207 = 1,2185 $
I quali due termini dello scambio sono appunto reciproci. Perché, se moltiplicati tra loro, danno per risultato l’unità: 0,8207 · 1,2185 = 1.
Tutto questo però, appunto, non dice ancora niente di quanto valga in effetti la moneta. E anzi, proprio la consapevolezza dell’universale disvalore monetario che c’è al mondo d’oggi, rende tutto quanto questo discorso abbastanza curioso. Che senso ha infatti, dividere e contabilizzare la decimillesima parte del nulla? O peggio ancora, che senso ha la BCE, la quale tutti i santi giorni sostiene pubblicamente che l’Euro vale più o meno sempre poco più del Dollaro? Quando pure entrambi non hanno ugualmente alcun valore? Perché questo significa solo sostenere con aggiornamenti quotidiani che il niente si cambia con poco più o poco meno di se stesso.
La quale assoluta assurdità, peraltro, è tanto più losca in quanto serve giusto a mantenere in piedi il senso dei Mercati finanziari, presi così sul serio da tutti. Quei posti dove il sordido meccanismo della domanda e offerta a scopo di lucro, è concentrato esclusivamente sul denaro stesso, contrattato come fosse una qualsiasi altra cosa. O sia comprato esso medesimo, e però solo per essere rivenduto a un prezzo più alto! E insomma, ciò che fanno di ogni bene al mondo tutti i Mercanti della Terra, lo stesso fanno i Banchieri coi soldi stessi. Giusto con la differenza che in Borsa la cosa è ancora più semplice, perché nemmeno si pone il problema di produrre e trasportare la ‘merce denaro’, per poterla piazzare con profitto. Dato che in quel posto la specialità degli operatori sta piuttosto tutta nel giocare a speculare sulle fluttuazioni d’un presunto, ma chissà quale valore monetario. Nonché sui Cambi tra monete supposte diverse, poiché valutate di più o meno pregio, quando pure in realtà quelle valgono tutte ugualmente zero.
I più sostengono essere la domanda che aumenta il valore. Quando un oggetto è richiesto, allora sale il suo prezzo. E però attenzione, solo a condizione che non ce ne sia abbastanza per tutti. Il che può anche darsi, almeno secondo l’efferata logica economicista, per la quale il più ricco ha diritto di accedere ai beni più scarsi. Il colmo però è proprio questo, che un tale già di per sé discutibile principio s’applichi ugualmente al traffico del puro nulla monetario attuale. Poiché di nuovo, se di fatto ciascuna divisa non vale ugualmente niente fin dal principio, come può poi una valere più o meno delle altre, in base alla richiesta e scarsità che ce n’è? Come può insomma, la capricciosa volontà degli uomini d'affari, riuscire a valorizzare il puro e semplice disvalore? Impossibile, ovvio. Eppure questo è proprio quello che succede, ma appunto solo se l’Economia politica fa scempio già del solo normale buon senso comune.
Come d’altra parte quella gente esperta è costretta a fare, data appunto l’assoluta importanza che danno al denaro, sul quale incentrano l’intero mondo umano. Mentre non ci piove che, già per la semplice logica delle cose, non c’è discorso finanziario che tenga, se la moneta in questione non ha il benché minimo pregio. E poi, anche secondo la logica elementare degli scambi, un fatto del genere è semplicemente privo di senso, in quanto non significa altro che dare o ricevere tutto in cambio di nulla. Non meno stravagante di ritenere che una carta da due soldi possa valere più o meno di un’altra. E siccome allora non c’è verso che questo accada sul serio, eppure succede di fatto, c’è da chiedersi come sia possibile.
Facile, è per una decisione politica che simile diavoleria sta in piedi. Quella che sembra l’autentica scoperta della pietra filosofale, in realtà non è altro che un obbligo imposto dall’alto. Solo se lo Stato costringe tutti ad accettarlo, - con la forza della Legge e le forze dell’Ordine - allora questo fantasmatico sistema monetario può riuscire a funzionare. Ne parlerò più avanti, ma intanto metto subito in chiaro chi sia il vero falsario, cioè appunto l’Istituzione statale, e non l’Istituto bancario. Quel potere supremo, che pure è addetto all’intransigente persecuzione dei fabbricatori di biglietti falsi, però è lo stesso che al contempo legalizza e certifica il “valore” assolutamente fasullo della carta. A cui poi, certo, s’aggiungano gli sfacciati esperti economici, tutti che si mostrano in ansia per l’inflazione, quando pure per definizione non possa esistere un valore monetario che sia più gonfiato di questo attuale. Sicché intanto ecco che il “libero” mercato ha per fondamento un’obbligazione politica, poiché si compie in effetti con la pesante interferenza del potere coercitivo dello Stato, che impone d’accettare il falso come se fosse vero. Ecco allora compiersi il miracolo, e svelato il mistero della fede liberal “democratica” occidentale, la recita a scena aperta dell’autentico teatro dell’assurdo. Vediamo come i politici, mai come di questi tempi prendano ogni decisione nella frenetica ansia delle reazioni isteriche dei Mercati, cioè degl’intraprendenti imprenditori di soldi, profittatori di professione. I quali continuano ad arricchire con l’accorto uso della moneta, come hanno sempre fatto. Solo che adesso, da circa un secolo a questa parte, impiegando furtivamente la spregevole carta come se fosse a tutti gli effetti oro zecchino. Ciò che appunto, appena uno ne prende atto, fa come minimo saltare il banco del significato di tutto quanto il mondo umano globalizzato dal commercio. E a chi conviene dunque che un tale irrazionale, disumano stato di cose, continui a essere idolatrato, e indicato come l’unico possibile?
Ora, per capire questa roba ci vuole certo un po’ di studio, ma non chissà quale scienza. Basti pensare che ad esempio nel Duecento un Fiorino valeva i tre grammi e mezzo d’oro di cui era fatto. O ancora a fine Ottocento una Sterlina ne valeva un grammo e mezzo, mentre una Lira circa un terzo di grammo, e così era per ogni valuta corrente a quei tempi. Più in generale ancora, e di sicuro, per i suoi primi duemila e cinquecento anni circa, cioè da quando è apparsa, la moneta è stata qualcosa di prezioso, e anzi è stata proprio inventata così. Per il semplice fatto che quella doveva essere scambiata con beni reali, i quali un valore ce l’avevano eccome. Perciò il mezzo di scambio era fatto di quei metalli pregiati, di cui ogni pezzo pesava una predeterminata e minuziosa quantità. Materiali stimati, dico, ma non tanto per bellezza e utilità, quanto piuttosto perché l’oro e l’argento sono sempre stati elementi assai rari da trovare in Natura. A differenza appunto della carta, un composto che oggi noi stessi possiamo produrre nella quantità che ci pare.
Si tratta insomma del fatto più evidente che ci sia, di cui però nessuno sembra far caso, se non pochi e assai riservati studiosi. Infatti, dalla gente comune alla stragrande maggioranza dei politici, tutti quanti sono universalmente convinti del valore dei soldi. E proprio per questo funzionano così bene, perché non ci si avvede che della semplice carta stampata è spacciata, e di fatto trattata, esattamente come fosse oro coniato. Per esempio, la convinzione generale è che i due Euro che paghiamo siano di valore pari alla colazione che ci danno in cambio, mentre non è per niente così. Ora, da una parte la stessa BCE non aiuta certo a fare chiarezza, come mostrerò nella seconda parte. D’altra parte però, la millenaria tradizione aurea e argentea è ormai ‘dimenticata’ da un pezzo. Quanto ai popoli poi, quelli neanche in passato hanno mai maneggiato soldi preziosi. La stragrande maggioranza contadina delle popolazioni, neanche viveva di reddito monetario, e casomai usava per lo più solo monetine di rame o bronzo. Per questo ancora oggi le persone normali, mediamente digiune di nozioni storiche, concepiscono quei tondelli di metallo nobile non altrimenti che la roba di una volta, come accessori che si vedono solo nei film d’epoca, e insomma giusto acqua passata. Col guaio così di non vedere che le monete fruscianti di oggi sono un diretto, immediato, benché sconcertante derivato di quelle sonanti di ieri. Dato che, come l’automobile è progredita dal calesse, così la moneta di carta è evoluta da quella di metallo nobile. Con una bella differenza, però. Che il mezzo di circolazione e trasporto ha dovuto innovare il motore, mentre quello di circolazione e scambio non s’è dovuto scomodare a inventare niente. Al denaro è bastato semplicemente diventare l'ombra di se stesso, visto che la gente semplice non ha problemi a credere qualsiasi cosa, anche ai fantasmi.
Così che, come ripeto e concludo, i soldi odierni sono esattamente gli stessi di sempre. Funzionano, cioè sono trattati e usati allo stesso identico modo, appunto come qualcosa di raro e prezioso. Se non fosse appunto per quel non trascurabile dettaglio, che da un pezzo ormai quelli sono fatti di semplice materiale dozzinale, e anzi quasi più nemmeno di quello. Si tratta allora di capire come e perché sia potuto succedere tale fenomeno di transustanziazione della moneta, tale per cui il denaro aureo si sia prima trasformato in carta, e poi quest’ultima abbia preso a tutti gli effetti il posto dell’oro. Per fortuna a tale scopo soccorre l’articolo citato all’inizio, a cui ora mi rivolgo senza indugiare oltre.
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2. L'ideologia monetaria della BCEIl documento promette bene, e arriva subito al sodo, apprestandosi a svelare niente meno che la stessa «natura della moneta». Tema che gli autori affrontano in chiave di «evoluzione», cioè con approccio storico. Assai giustamente, dato che solo in quest’ottica si può di fatto comprendere cosa sia tale oggetto, così solo apparentemente evidente. Certo, qui si taglia corto, un paragrafo in tutto, e tuttavia il quadro prospettato è corretto. La storia monetaria è divisa in tre tappe successive di sviluppo. Visto però che la BCE sorvola sui tempi della tripartizione, allora li dico io, giusto per dare un’idea approssimativa. Mantengo però lo stesso linguaggio usato nell’articolo della Banca.
Ecco allora le tre fasi di cui si tratta:
«moneta merce»: da circa 2600 a circa 800 anni fa.
«moneta rappresentativa»: fino a poco più di 100 anni fa.
«moneta fiduciaria»: da circa un secolo a questa parte.
Il succo è dunque che la moneta fu prima solo d’oro. Poi fu d’oro convertibile in carta. Per finire d’essere appunto solo carta, e però continuando a funzionare esattamente come sempre. Adesso cerco per quanto possibile di scendere un po’ nel dettaglio di ciascun momento.
2.1 Moneta «merce»
Intanto la prima inesattezza del documento BCE è definire in quel modo l’oro o l’argento. Perché quelli sono piuttosto elementi minerali, materie prime naturali. Mentre la «merce» è quanto di più artificiale ci sia. Essendo essa un bene prodotto dal lavoro umano in regime di Mercato, cioè allo specifico scopo imprenditoriale d’essere venduto con profitto. L’articolista insiste poi a parlare del «valore di mercato» dell’oro, come se fuori mercato quello non avesse ugualmente valore. Come se il metallo giallo non sia stato prezioso anche prima della stessa moneta, e quindi ben prima ancora del sistema dei prezzi.
Attenzione però, perché il metallo giallo ha sì il pregio della rarità, a differenza della carta. Tuttavia non per questo può dirsi che esso sia di per sé ricchezza. Il suo possesso, infatti, non è fine a se stesso, bensì mezzo per qualcos’altro. Poiché quello, pur essendo certamente prezioso, però ai suoi tempi funzionava allo stesso identico modo della carta moneta odierna. Era cioè un medesimo strumento di scambio, che fungeva da intermediario, nel passaggio di proprietà dei beni da una mano all’altra. Con la sola distinzione che quello aveva senso. Altrimenti la moneta, di valore o dozzinale che sia, è comunque sempre e solo qualcosa di transitorio, il cui fine si trova cioè altrove. Tipo un martello che si può usare solo per piantare chiodi, così i soldi servono solo a comprare e vendere le cose. Per questo essi sono comunque sempre un segno, cioè qualcosa che sta per qualcos’altro. Tali che con quelli in mano basta appunto pagare, per far proprio ciò che appartiene ad altri, e di cui costoro intendono disfarsi. Ecco allora qual è il significato del denaro, almeno stando alla normale logica delle cose. Che dà al suo possessore uno strumento di potere d’acquisto universale su tutto quanto sia disponibile in vendita sulla Terra. Ugualmente se la moneta sia d’oro o di carta, si capisce, ma anche certo con una bella differenza che non si spiega altrettanto facilmente.
Lo stesso meccanismo della domanda e offerta di tipo commerciale, s’è innescato proprio con l’invenzione stessa della moneta. La quale in realtà, più che soppiantare il baratto, l’ha semplificato. Beni contro oro (o argento), invece che contro altri beni di pari valore. Tuttavia la novità monetaria ha anche al tempo stesso complicato lo scambio. Intanto, col fatto che il possesso dei beni sia mediato dal possesso dei soldi, ciascuno è obbligato a vendere prima qualcosa che già possiede, se poi vuole comprare ciò che gli serve. Perché solo così, vendendo, è possibile ottenere i soldi coi quali poi fare la spesa. Il guaio della moneta non è però questo, bensì un suo uso assai più specifico, di cui dirò anche più avanti. O sia il fatto che il mercanteggiare coi soldi, al contrario del barattare le cose, s’è fondato subito su uno scambio diseguale, dato che suppone per principio il profitto monetario del Mercante. Tanto che a costui neanche importano i beni trafficati, ma solo comprarli per rivenderli a scopo di lucro. Quindi per forza ogni volta con la sistematica perdita dell’altro che ha fatto lo scambio con lui, vendendogli o comprandogli qualcosa. Lo dico per ribadire che la moneta è sì un simbolo delle altre cose, che in un certo senso le sostituisce tutte quante. E però ci tengo anche a sottolineare che non per questo essa sia un oggetto neutrale, cioè indifferente all’uso che uno ne fa. Proprio per il nesso quasi simbiotico che quest’oggetto ha avuto fin dall’inizio col suo uomo specifico, quel soggetto categoriale che l'adopera in quel modo anomalo col preciso intento d’arricchire a spese altrui.
Prima della moneta i commerci erano in mano agli Stati, e i commercianti alle dirette dipendenze dei Re o dei sacerdoti, possessori dei lingotti di metallo prezioso. Mentre dopo, con l'oro trasformato in moneta coniata, anche i traffici si sono trasformati, diventando un affare privato di uomini votati alla professione di fare soldi coi soldi stessi, solo facendoli girare a dovere. Ecco allora in breve entro quali estremi s’è svolta questa faccenda dall’inizio alla fine. Al principio la rivoluzione monetaria ha segnato una svolta drastica, tale che dopo niente sarebbe più stato come prima. Mentre la conclusiva “carta aurea” attuale ha fatto paradossalmente lo stesso. Un’altra autentica “rivoluzione”, solo che stavolta alla rovescia. Dato che l’intero sistema continua a funzionare perfettamente come sempre, anche se adesso negli scambi, in cambio dei beni, non si dà e ottiene un bel niente. Insisto a dire che la moneta sia in ogni caso di per sé qualcosa di simbolico, quasi una sorta di formalità, rispetto alla sostanza dei beni reali che si danno in cambio. Per precisare che la questione non è il suo valore intrinseco, che al limite è appunto formalmente indifferente. Mentre l’argomento è il fatto che adesso si continui a trattare e usare i soldi al solito modo di sempre, cioè come se fossero ancora d’oro o d’argento. Come insomma se avessero valore sul serio. Tanto più che una roba del genere ci tocca sorbirla per forza, e però a tutto vantaggio dei soliti potentati economici e politici. Che continuano a profittare impuniti anche disponendo solo di soldi “legali”, cioè legalizzati proprio perché manifestamente falsi. Ecco, spero sia chiaro che come minimo qualcosa non torna.
Aggiungo solo che quanto alla prima, millenaria fase storica della moneta, tutto quanto aveva ancora perfettamente il senso della misura, perché anzi proprio di questo si trattava. Lo scambio era appunto una sorta di baratto, - metallo prezioso, ma di per sé inutile, contro oggetti utili all'uso e consumo. Con però appunto la novità dell’oro monetato, cioè frazionato in singoli pezzi pesati e coniati con cura. Detti contanti proprio perché a quel punto bastava contarli, per stabilire la quantità di metallo in gioco. La sostanza della transazione era dunque sempre quella di una cosa per un’altra, solo che ora compariva il listino prezzi, che stabiliva a peso d’oro la misura del valore delle cose. Così s’instaurava il rapporto reciproco tra la moneta e i beni in circolazione, con l’annesso problema del loro equilibrio. Poiché fin dall'inizio un eccesso di circolante faceva gonfiare i prezzi dei beni. Banalmente, mettiamo ad esempio che nel circuito economico girino cento Euro, e siano disponibili cinque beni uguali, per cui ciascuno ne vale il giusto prezzo di venti. Se però raddoppiamo la somma dei soldi in circolazione, mantenendo gli stessi oggetti a disposizione, allora anche il prezzo di questi ultimi raddoppierà. Perché se circolano duecento Euro per cinque merci uguali, allora ciascuna si venderà a quaranta. Il che succede ovviamente anche al contrario, ossia che la scarsità di moneta sottovaluta nella stessa misura il valore delle cose. Nel regime aureo originario, il problema di ’inflazione’, cioè di troppi, o troppo pochi soldi in giro, era ovviamente trascurabile, eppure esisteva. Poteva sorgere da un’improvvisa, ma normalmente assai improbabile scoperta di nuovi giacimenti. Oppure al contrario per l’usura naturale dei singoli pezzi, o anche a causa della loro fraudolenta tosatura artificiale. Sicché può ben dirsi che la prima fase della vicenda monetaria, per i suoi primi quasi duemila anni, sia proceduta monotona, nonché a rigor di logica. E lo stesso dicasi anche della novità storica successiva, quando ha preso a insinuarsi il nuovo materiale finanziario tra le pieghe del vecchio.
2.2 Moneta «rappresentativa»
Questa prima svolta epocale si compie nel tardo Medioevo, con la rinascita dell’Europa dopo il Mille. Quell’espressione significa solo che il nuovo mezzo di scambio rappresenta oro. Cioè sta per metallo prezioso, benché sia però fatto di carta. Per cui è stata una novità d’assoluto rilievo, certo, ma ancora perfettamente inserita nel solco della consolidata tradizione monetaria. In sostanza il biglietto sostituiva a tutti gli effetti il metallo, ma solo transitoriamente. Infatti, fu concepito per tornare a essere di valore in qualsiasi momento, dato che la carta prendeva le mosse proprio dall’oro. Prima di tutto mi corre però l’obbligo di precisare che la BCE nel suo equivoco documento evoca quest’invenzione parlando di «banconote», - mentre all’origine quelle erano in realtà Note di Banco. Con la bella differenza che ora provo appunto a spiegare.
A cavallo del primo millennio il buio economico medievale prese a diradarsi. Con la ricorrenza della fatidica data, il mondo non era finito, come si temeva all’epoca. Così che la rassegnazione dei popoli si mutò in nuova attesa d’un futuro migliore. O almeno questa è la spiegazione tradizionale, semplificata ma comunque attendibile, della significativa svolta storica che senz’altro ci fu. Il cui segnale evidente fu il ripopolamento delle città, spesso organizzate anche come inediti centri autonomi di potere comunale. Particolarmente in Nord Italia e nelle Fiandre, - regione dell’attuale Belgio, affacciata sul Mare del Nord. Ebbene si trattò d’un fatto degno di nota, una sorta di nuova rivoluzione urbana, che diede comunque una potente spinta al progresso umano in generale. Pur con le dovute riserve del caso, dato che fu proprio quest’epoca a segnare l’emergere dei nuovi protagonisti sulla scena economica e politica europea, - i Mercanti appunto. I quali ricomparsi dopo secoli, insieme alla ripresa della circolazione monetaria, diventarono presto i nuovi attori della vita pubblica e privata di quei ripopolati insediamenti. Consorzi cittadini rifioriti, oppure fondati di sana pianta, che comunque divennero presto assai ricchi e potenti.
Il fatto non è di per sé nuovo. Infatti, già nell’Antichità successe che al Medioevo ellenico (XII-VIII sec. prima dell’era cristiana) fece seguito la fioritura della Grecia classica, culminata nell’Atene del V secolo. La celebre città Stato della regione Attica, dove assai anzitempo comparve la prima Democrazia politica. Nonché, a tutti gli effetti, la prima economia di mercato della Storia. Appunto perché i Greci, già eredi della millenaria civiltà commerciale dell’Egeo, furono loro i primi che, con la Dracma d’argento, inaugurarono la pratica degli scambi a mezzo di compravendita monetaria. Per dire insomma che i Mercanti tardo medievali di città non furono una novità assoluta, bensì normali imprenditori privati di soldi, come già i predecessori ‘colleghi’ Greci e Romani. Giusto con la differenza che stavolta il peso della loro portata sarebbe stato tale da segnare l’intera civiltà mercantile successiva, fino a noi.
Quegli affaristi per così dire moderni, quindi, - di Venezia come Genova, o Pisa, Firenze, ma anche Bruges, Anversa, Lubecca, e via dicendo - si specializzarono nel maneggiare in modo proficuo il denaro. Una roba che i tradizionali esponenti della nobiltà e del clero non s’erano mai preoccupati, né tanto meno sognati di fare, da puri parassati quali erano sempre stati. Laddove gl’intraprendenti borghesi, abitanti dei nuovi o rinnovati borghi cittadini, s’impegnarono per migliorare la loro posizione sociale. Dedicandosi appunto all'attività di ricerca, compera, trasporto e rivendita di beni. All’inizio trafficavano per lo più merci di lusso, come nell’Antichità, e dunque al servizio presso che esclusivo di ricchi clienti. Sicché l’emergente corporazione mercantile, presto antagonista della vecchia casta aristocratica, però faceva i primi affari proprio con quella stessa gente di rango. Così che i soliti nobili e alti prelati, pur essendo avversati dai Mercanti, riuscivano però al tempo stesso quali loro benvoluti clienti. Tuttavia assai presto il circuito economico s’incentrò su attività più concrete, tipo la produzione e traffico di tessuti lanosi, più o meno pregiati. Il tutto in concomitanza alla nascita delle Fiere, dei Banchi, e dei Cambi. Gli storici più recenti parlano giustamente di ‘Rivoluzione commerciale’, per segnare l’avvento di questa nuova fase storica, che vide l’ascesa dell’inedita categoria di uomini, - non nati, ma diventati personaggi di spicco. Quelli erano rimasti plebei, eppure elevati da se stessi a un prestigio pari ai nobili. Proprio per lo stesso sfarzo che potevano esibire, e lo stesso peso politico che potevano vantare. Di costoro che insomma, possessori del nuovo simbolo di ricchezza, si godevano i nuovi frutti artificiali del denaro, invece di quelli soliti, naturali della terra.
Non è per caso quindi che, in quell’effervescente clima economico, tra gli stessi Mercanti d’Europa sia spuntata quasi subito la figura del Banchiere. Trafficante non di merci, ma dei medesimi soldi. Esperto di calcoli, costui è diventato presto lo specialista di depositi e prestiti, ma soprattutto scaltro con le proficue compravendite di moneta sonante, la ‘merce’ per davvero più preziosa di tutte sul mercato più ricco di tutti. Solo per fare un esempio, segnalo appena che i primi documenti bancari di natura commerciale furono le Lettere di Cambio. Un complesso sistema di scritture contabili, architettato all’unico scopo di movimentare il denaro, e però solo sulla carta. Attraverso un ingegnoso, pedantissimo sistema di corrispondenze e registri, che certificavano i debiti e crediti che ciascuno aveva con ogni altro. Tale per cui la moneta in effetti transitava di mano in mano, per poi tornare aumentata a dov’era partita, e però appunto senza spostarsi fisicamente da un posto all’altro. Come dire che bastava la parola, purché fosse però messa con maniacale rigore nero su bianco. Non a caso coi Banchieri emerge anche il ceto notarile delle scartoffie, addetto alla minuziosa convalida della legittimità dei nascenti contratti finanziari. E per quale motivo insomma, quei personaggi si complicavano la vita a quel modo? Per il semplice fatto che appunto, con quegli accorgimenti tecnici e giuridici, la moneta era capace di fruttare interesse, o sfruttare un cambio favorevole, anche senza muovere un passo. Bastavano le competenze necessarie, e poi entrare nel giro d’affari, poiché fin da subito i Banchieri europei furono tutti connessi assieme nella stessa rete di contatti. Ecco, ma ripeto, solo per dare un’idea, dato che qui non è possibile scendere in certi dettagli.
Adesso passo invece a parlare più da vicino della carta moneta, concettualmente più semplice da capire. E per fortuna dato essere comunque questo il punto focale dell’intero quadro. Ebbene quella compare in Europa nel XII secolo, sotto forma di biglietti vergati a mano dai titolari dei Banchi. Per cui nasce a tutti gli effetti come moneta scritturale, cioè pezzi di carta annotati uno per uno, e perciò detti appunto Note di Banco. Sicché già da subito è ovvia la differenza rispetto alle banconote attuali, stampate a tonnellate su scala industriale. Per comprendere però il meccanismo di funzionamento, occorre vedere le circostanze che hanno portato all’introduzione di quest’innovazione, cui è seguita l’evoluzione della nuova specie monetaria. Il fatto fu che la rinascente attività economica dell’epoca diede luogo all’allestimento di grandi Fiere stagionali, che si tenevano nelle località logisticamente adatte allo scopo. Le prime su territorio francese, appunto a circa metà strada tra il nord Europa e il nord Italia. Ebbene fu in tale contesto che il mercante straniero, quando arrivava in quei luoghi, per prima cosa andava presso il Banco del posto, per depositare le sue preziose monete, cioè metterle al sicuro. In cambio otteneva una ricevuta, con su scritta di che somma e di quale moneta si trattasse, per esempio dieci Fiorini d’oro. Con in più la dicitura «pagabili a vista al portatore», e in calce la firma del Banchiere. Ebbene fu proprio quest’ultima espressione, che fece di quei foglietti manoscritti una vera e propria moneta, nel senso appunto cartaceo del termine. E provo a spiegare in che senso.
Intanto spero sia chiaro che le Note di Banco originarie furono ricevute di deposito bancario. Per capirci, erano tipo assegni, ma solo in senso figurato. Perché in questo caso si sarebbe trattato di “assegni” compilati ed emessi dal Banco, invece che dal cliente. Con la differenza che quei documenti non riportavano il nominativo del titolare beneficiario del credito, appunto a differenza della cambiale o dell’assegno. E proprio per questo dettaglio innovativo, bastava portare con sé il titolo, cioè averlo in mano. E con quello, chiunque uno fosse, recarsi al Banco d’emissione, per avere prontamente riconvertita la somma annotata sulla carta in metallo. Ecco allora come e per quale motivo gli stessi Mercanti presero presto a usare direttamente quel medesimo foglietto di cui erano portatori, per fare le loro compere e vendite. Poiché, appunto per com’era concepito, tutti quanti l’accettavano senza problemi come fossero stati soldi veri. Dato appunto che quel certificato anonimo era sul serio rappresentativo d’oro, essendo convertibile in esso a ogni momento. Facile poi immaginare come, una volta preso piede, il nuovo sistema di pagamento si sia presto consolidato, vista già solo la sua ovvia comodità e utilità. Anzi, ha funzionato tanto bene che ci sono voluti secoli per stravolgerne completamente il senso. E per avere intanto un indizio su come sia andata, basti solo pensare alle vecchie Lire, che fino all’ultimo giorno di circolazione recitavano d’essere anche loro «pagabili a vista del portatore». Quando pure questo fu assolutamente e spudoratamente falso fin dall’alba della Repubblica.
2.3 Moneta «fiduciaria»
Con l’ultima, assai più recente fase di questa vicenda, dal nome così rassicurante, ecco che viene il bello del regime monetario attuale. Il bello dell’assurdo, dico, perché ormai s’è completamente perso il buon senso comune della misura, e ci facciamo beffe anche della più semplice logica delle cose. Chissà se non sia proprio per questo che gli esperti BCE siano andati così di corsa nella loro grossolana descrizione delle tappe precedenti. Sembra infatti che il loro profiletto storico gli serva giusto per arrivare d’un balzo al sistema presente. Come se tra la comparsa della carta «rappresentativa» d’oro, e l’avvento della «fiduciaria» carta straccia, non fossero passati almeno seicento anni. Durante i quali i due materiali monetari hanno convissuto praticamente indistinguibili, proprio perché a ogni istante convertibili tra loro. Così che, sorvolando a piè pari tutto ciò, quelli saltano alla conclusione della più recente evoluzione della moneta, pomposamente e assai ambiguamente chiamata in quel modo.
Intanto perché l’aggettivo ‘fiduciario’ non si riferisce a una cosa, bensì casomai a un rapporto umano di natura contrattuale, basato appunto sulla fiducia tra due soggetti. Tale per cui il fiduciario è l’uomo che agisce per conto del fiduciante. Il quale ultimo, è lui che affida al primo l’incarico d’eseguire un atto al posto suo. Sicché intanto, a rigor di logica giuridica, ‘fiduciario’ sarà casomai l’uomo BCE, e non l’Euro. Appunto perché sono i Banchieri centrali, e non la moneta, che agiscono per conto terzi, e insomma a nome di un mandante che ha conferito loro quel mandato. E chi ha questo potere di co-mandare tutto e tutti? È ovvio e l’ho già detto, i politici, cioè gli uomini di Stato. Sono loro i veri responsabili della “fiducia” monetaria, indispensabile per credere ai Mercati. Così i soliti governanti, - gli autentici falsari nel nome della Legge, che costringono i popoli a usare la pura carta straccia come se fosse oro - ebbene costoro sono poi gli stessi che confidano nei soliti Banchieri, altra nota categoria filantropica di uomini. Affidando loro il monopolio esclusivo della moneta fasulla. Nella più pacifica, e ovviamente reciproca convenienza possibile. Certo, lo dico di corsa, ma sempre meglio dell’articolo da maestri elementari degli esperti BCE. I quali tagliano invece alquanto corto, con la seguente accozzaglia concettuale:
«Le economie moderne, fra cui l’area dell’euro, si basano sulla moneta fiduciaria, ossia dichiarata a corso legale ed emessa da una banca centrale».
Dove intanto si vede subito l’equivoca attribuzione del mandato fiduciario alla moneta, invece che ai Banchieri. Come appunto se ad essere degni di fede fossero gli oggetti, invece degli uomini. Inoltre quelle parole sono fuorvianti nella misura in cui sfiorano appena la superficie delle cose. Non arrivano al sodo, proprio perché evitano d’indicare senza mezzi termini i mandanti, veri responsabili dell’eurosistema, cioè appunto i politici europei. Amici istituzionali degl’imprenditori d’ogni sorta, ma sopra tutti dei Banchieri. Così che i potenti, ma notoriamente inetti uomini di Stato, hanno pensato bene di confidare negli scaltri uomini del denaro, investendoli d’un tale riconoscimento da affidare loro il potere assoluto sull’Euro. In questo anzi, i famigerati governanti del vecchio Continente sono stati tanto fiduciosi quanto generosi, dato che il Consiglio direttivo dell’Istituto di Francoforte vanta appunto il diritto giuridico d’agire in piena autonomia, senza rispondere a nessuno del proprio operato, se non a se stesso, - e tutt’al più agli altri Mercanti. Ecco allora la sostanza dei Trattati, che i collusi politici hanno dato carta bianca ai loschi affaristi, affinché fossero costoro a gestire la produzione e circolazione della moneta da due soldi. Poiché quelli vantano una tale competenza e serietà professionale da far sembrare di valore anche la fuffa. Tanto che infatti l’intero meccanismo dell’economia mercantile continua a funzionare proprio come se fosse veramente così.
Quanto tutto ciò sia sospetto, lo dimostra anche l’ostentato connubio di fiducia e legalità, cui allude quell’ultimo passo citato. Il quale accostamento è quantomeno contraddittorio, poiché in realtà quelli sono concetti diametralmente opposti. Infatti, avere fede significa scegliere liberamente d’affidarsi a qualcuno. Mentre la Legge ti obbliga piuttosto a fare o meno qualcosa. Nel qual caso tocca solo di obbedire, senza il bisogno di credere, e neanche di sapere alcunché, se è per questo. Per il semplice fatto che se uno non s’attiene alla disposizione normativa, allora incorre in reato passibile di pena. E così dicasi quindi lo stesso anche per il corso «legale» della moneta. Più propriamente detto ‘corso forzoso’, appunto perché imposto dallo Stato, con la forza del proprio potere di legalizzare ogni cosa. Per cui di che si dovrebbero fidare i cittadini, se sono comunque costretti a usare la moneta?
Mentre da spiegare sarebbe piuttosto la causa di simile obbligazione, imposta furtivamente dall’alto delle più alte Istituzioni umane. Perché mai la gente dovrebbe accettare per forza una moneta, se non appunto per il semplice motivo che quella non vale un bel niente? Ovvio infatti che, se le persone non fossero obbligate, e magari un po’ più istruite, allora non prenderebbero mai quella robaccia in cambio di alcunché. Come appunto sarebbe normale che fosse, dato che una moneta priva di valore è altresì priva di senso. Per cui vien da sé che, affinché funzioni, occorra farla adottare e circolare con le maniere forti. Per Legge, appunto, che siccome lega le mani dei cittadini, se ne infischia bellamente della loro fiducia. Poiché, come ripeto, a chi ha il potere di decidere per gli altri, non serve essere creduto, ma obbedito e basta. Certo, gli uomini delle Istituzioni ci tengono lo stesso a fare bella figura. Più che voraci preferiscono apparire veraci, cioè degni appunto di fede. Per questo forse, invece di dire la semplice verità, amano spacciare la legalità per libertà, cioè la costrizione forzata degli Stati per adesione spontanea dei popoli. E infatti sono tanto persuasivi che ancora adesso la stragrande popolazione mondiale prende senz’altro per buona la moneta che usa, cioè come se fosse vera. E come se insomma quel ciarpame cartaceo avesse veramente il valore che porta scritto sopra, quello cioè di tutto quanto il suo possesso fa ottenere in cambio. Mentre questo è assolutamente falso, e non mi stanco di ripeterlo. Proprio perché non ho mai sentito un politico o un banchiere dire che l’Euro non vale un bel niente. Poi certo, per capire meglio la cosa, bisognerebbe vedere nel dettaglio come sia andata l’introduzione del corso forzoso. Prima come misura eccezionale e transitoria degli Stati, cioè dei Re europei, già nell’Ottocento, a cominciare dagli Inglesi. Per poi nel secolo successivo diventare prassi esclusiva e ormai consolidata del mondo intero, grazie agli Americani. Ebbene ce ne sarebbero di scandali da raccontare, specie sul caso specifico italiano, ma qui non è evidentemente possibile. Basta però digitare ‘storia del corso forzoso’ sui motori di ricerca, e avere abbondante materiale informativo per farsi un’idea.
Quanto a noi, tornando al documento BCE, eccoci arrivare al sodo. Dopo gli equivoci convenevoli, gli esperti spiegano ai loro sprovveduti lettori la cosa essenziale che c’è da sapere:
«La moneta fiduciaria non ha valore (…), ma è accettata perché gli utilizzatori confidano che la banca centrale manterrà il valore della moneta stabile nel tempo».
Ecco compiersi il miracolo della fede. Dall’alto del rapporto privilegiato tra Statisti fiducianti e Banchieri fiduciari, fino ai bassifondi dei popoli fiduciosi, il cerchio si chiude. Con però un’ostentato ottimismo che tradisce una concezione talmente generica da dare il voltastomaco. Chi sono infatti i confidenti «utilizzatori» dei soldi nell’economia reale? Cioè al piano terra del mondo umano? Lavoratori e imprenditori, ecco chi. Due tipi umani evidentemente assai diversi, e anzi opposti, ma a quanto pare trattati come fossero uguali. Come se appunto l’uso della moneta fosse unico, indifferente, neutrale, e insomma al di sopra delle parti sociali. Una roba talmente falsa da fare schifo, ma adesso non è questo il punto, e ci tornerò più tardi.
Qui invece, come si vede, s’ammette a chiare lettere che l’Euro non vale niente. E tuttavia la BCE si smentisce subito dopo, dichiarandosi garante della sua stabilità valoriale. Ci assicura insomma che grazie alla sua opera quel «valore della moneta», che pure è nullo, sia però ugualmente mantenuto inalterato nel tempo. E che cavolo! A ‘sto punto non c’è dubbio che, o questa gente ci prende veramente per degli idioti, oppure lo sono proprio loro che scrivono simili assurdità. Come spero sia ormai chiaro, una banconota ha valore solo se è convertibile in oro o argento, altrimenti no. Punto e basta, dato che non esiste una terza possibilità. Non ci vuole niente a capirlo, e dunque a riconoscerlo. Mentre quella gentaglia sostiene invece che l’Euro non vale alcunché, ma al tempo stesso anche che sì, varrebbe qualcosa. Quando pure questo è evidentemente impossibile, e dunque o una svista, oppure un’assai più probabile menzogna spudorata. Infatti, perché parlano così, se non per il subdolo motivo di spacciare per buona la paccottiglia monetaria? Affinché la gente continui a considerarla ‘sacra’, cioè degna di ‘venerazione’? E quindi usarla esattamente come sempre, cioè come quando era ancora lucente e preziosa? Ecco dove sta il quesito, sul fatto che simile prodigio si stia compiendo a tutti gli effetti, anzi adesso ancora più che mai, e però proprio come se fosse un fatto normale. Il che può succedere solo grazie alla massiccia dose di cieca credenza diffusa tra i popoli. Chissà allora a chi conviene un sistema tanto fasullo, un’economia mercantile globale, ma tenuta su da un fondamento monetario così vacuo. Né finisce qui poiché, al colmo dell’ipocrisia, gli autori dell’articolo continuano:
«Se la banca centrale non dovesse tenere fede a questo impegno, la moneta fiduciaria perderebbe l’accettazione generale come mezzo di scambio e ogni interesse come riserva di valore».
Ecco che ci risiamo con la fiducia. La Banca si dichiara fedele alla sua missione di rendere affidabile un «valore» che pure non esiste. E per di più, peggio ancora, lasciando intendere che la gente sia libera di scegliere a chi credere, invece che nella costrizione di obbedire a chi comanda nel nome della Legge. Circostanza che già da sola contraddice di per sé tutta la frase. Poiché se la moneta è obbligatoria, allora diventa del tutto superfluo quell’alacre e devoto «impegno» che la BCE dice di metterci per farla accettare. Dato appunto il semplice fatto che, se la moneta è imposta d’autorità, allora non accettarla in pagamento sarebbe reato. Per cui ovvio che la gente si fida, se deve farlo per forza di cose, e se soprattutto non ha la minima idea di cosa sia in realtà la moneta. Inoltre gli sfrontati articolisti chiamano «riserva di valore» l’accantonamento degli Euro. Come se, di nuovo, per chissà quale portento demiurgico, la semplice carta diventasse preziosa solo per il fatto d’essere accumulata da qualche parte. Una pretesa ridicola, se non fosse patetico che riesca lo stesso nell’intento.
Ecco allora come quei signori ufficiali monetari, burocrati del potere d’ufficio sui soldi, ci fanno credere proprio il contrario di ciò che pure essi stessi sommessamente riconoscono. Come insomma la BCE, esponendosi in quel modo al pubblico, non solo offenda la rara intelligenza degli uomini, ma approfitti altresì bellamente della loro copiosa ignoranza. Quegl’impuniti, tranne una sola volta in cui ammettono il contrario, parlano sempre e solo d’un presunto «valore» dell’Euro, che pure però di fatto non vale niente, dato che esso sta tutto lì, in quei dozzinali biglietti di carta. Tant’è che un taglio da cinque vale in realtà circa tre centesimi, quasi esattamente come uno da cinquecento. Quanto insomma il costo che ci vuole per la stampa di ciascun biglietto, cioè assai poco, e proprio perché quella roba può prodursi a tonnellate su scala industriale. Sicché abbiamo una moneta il cui pregio economico sostanziale, cioè reale, è zero. Mentre dal punto di vista giuridico formale, cioè nominale, quella pretende di valere tutto. E se la gente ci crede è perché evidentemente basta la parola a compiere il miracolo della fede. Un po’ come Gesù mutò l’acqua in vino, così le autorità politiche e monetarie del mondo hanno finito per trasformare la carta in oro. Fin troppo facile però, se le pur vuote chiacchiere sono imposte con la forza della legalità, che lega a priori le mani e le teste dei cittadini.
Ora, vorrei fosse chiaro che questa non è una pedanteria intellettualista. Poiché si tratta invece d’un dettaglio molto serio e dalle conseguenze assai gravi. Dico per i profittatori di professione, i potenti Statisti e i ricchi Mercanti della Terra. Mentre per i popoli, i lavoratori abituati a perdere ciò che guadagnano gli altri, con questa storia potrebbe forse aprirsi uno spiraglio di riscatto. Come ripeto, io non sto qui a proporre soluzioni, e tantomeno a insinuare programmi “politici”. M’interessa solo denunciare lo sconcertante fatto che i soldi attuali siano trattati e usati esattamente come se fossero d’oro zecchino. Cioè presi per altrettanto rari e preziosi, mentre in realtà quelli sono diventati e restano a tutti gli effetti robaccia monetaria. Una metamorfosi tanto repentina e radicale che la pura apparenza cartacea dell’odierno denaro ha soppiantato del tutto la sua tradizionale, più che bimillenaria essenza aurea. Compiendosi così la prodigiosa, perché assolutamente inspiegabile trasfigurazione del valore.
L’obiezione di solito più facile a questo discorso è che ormai, al giorno d’oggi, neanche tutto l’oro della Terra basterebbe a coprire la moneta necessaria alla vorticosa circolazione che c’è. E certo, ma infatti io non sto certo dicendo di tornare al metallo prezioso. Mi limito solo a constatare e contestare l’unanime adorazione della carta moneta, quando pure quella non vale un bel niente. E a questo varco sto fermo, pronto a incalzare chiunque provi a passare con l’intenzione di smentirmi. Poiché solo riconoscendo sul serio il disvalore assoluto del denaro corrente, allora si può capire che il valore deve stare evidentemente altrove. Al quale scopo anche solo culturale, la furtiva BCE, certo non aiuta. Per questo tutti continuano a parlare solo in termini di soldi, perché tutto si fa con e per loro. Quando pure ormai da un pezzo quelli sono del tutto falsi, e però creduti veri, perché imposti d’autorità. Col che diventa lecito chiedersi allora che senso continuino avere i quotidiani, così seri discorsi che si fanno, per esempio sull’andamento dei mercati finanziari. O su argomenti correlati, tipo tassi d’interesse, saggi di profitto, salari da Lavoro, rendite d’ogni sorta, tassazione, prezzi, investimenti, Tesoro dello Stato, debito pubblico, e così via. Perché una volta compreso il semplice concetto che, dire le cose in termini monetari è in realtà come parlare al vento, allora l’intero mondo umano prende come minimo a vacillare. Dato appunto che esso gira per intero intorno a quella robaccia di carta, ma presa come se fosse rara e preziosa. Diventa insomma assai più chiaro che il deprecabile sistema mercantile sia piuttosto tipo un edificio terremotato, che se continua a stare su con tanta apparente solidità, è solo perché puntellato dai fiducianti politici e dai fiduciari Banchieri. Mentre i fedeli cittadini ignari sono tenuti per le palle con la litania che «non ci sono soldi». Col guaio che poi però, per questa colossale menzogna, di fatto il nostro mondo si ferma per davvero.
Si capisce allora che, in caso di “crisi” economica, non è il denaro che manca, ma casomai i suoi intraprendenti possessori, addetti a usarlo in modo proficuo. I ricchi e intraprendenti Mercanti, appunto, coi Banchieri in testa. Alle cui capricciose decisioni sul da farsi, i politici sono i primi a inchinarsi e lavarsene le mani. D’altra parte, con la scomparsa dell’aristocrazia terriera, il denaro è diventato il solo mezzo adatto a esercitare il potere. Ovvio che allo stato attuale, senza disporre di “risorse” finanziarie, i potenti non avrebbero la minima idea di come farsi i loro affari. Figuriamoci governare uno Stato pubblico, o un’impresa privata, con le tasche vuote. Per dire insomma come siano proprio loro, i profittatori istituzionali, quelli cui prima di tutti l’uso della moneta riesce tanto utile, e anzi assolutamente indispensabile. Sono senz’altro costoro che comandano, cui fa comodo e conviene altresì che, per la gente, il bisogno di vivere sia ridotto a un esclusivo, squallido bisogno di soldi. Ecco allora come, vacillando il fondamento stesso della civiltà mercantile, - eretto sulla carta, ma come se fosse oro - sia normale che tutto il sistema tremi, e rischi di crollare. Per fortuna dico, perché è proprio questo che ci vuole per il World Trade.
2.4 Moneta «elettronica»
L’articolo BCE prosegue tirando in ballo quest’argomento. Sulla quale ultima frontiera virtuale voglio dire qualcosa, dato che si presta anche questa ad alimentare l’equivoco del valore. Intanto questa è in realtà la versione metafisica, cioè immateriale, incorporea, e insomma per così dire spirituale della moneta. Che pure però è fatta della stessa sostanza della ‘madre’. Poiché un Euro elettrico vale esattamente quanto quello cartaceo, cioè niente, e anzi se fosse possibile ancora meno. Laddove invece il sito della Banca assicura senza ritegno che «la moneta elettronica costituisce valore monetario». A conferma della malafede con cui quella gente chiede fiducia nel loro merdoso «Eurosistema». Avrebbero potuto dire che la moneta informatica funziona alla perfezione come quella di carta, dato il pari disvalore. E invece insinuano che quella va bene perché sarebbe dello stesso, chissà quale «valore». In certo senso invece, e curiosamente, direi che la recente moneta digitale è più simile alle prime Note di Banco. Poiché si crea allo stesso modo, semplicemente scrivendo qualcosa, - sulla carta nel tardo Medioevo, come sulla tastiera oggi giorno.
Tra parentesi gli autori dell’articolo chiamano in causa anche il Bitcoin, che in realtà è esattamente la stessa cosa del ‘bit Euro’. Infatti, per avere questa roba io la devo comprare, e pagare con Euro, o Dollari, Sterline, e così via. Senza che faccia quindi alcuna differenza se la cifra monetaria di qualunque divisa sia o digitata al computer, oppure stampata su carta. Invece quegli esperti affermano che anche questa più recente moneta indipendente, benché funzioni a dovere, pure non vale, ma solo perché non riconosciuta dagli Stati. Almeno a confermare implicitamente quanto il valore dei soldi sia del tutto arbitrario, appunto perché stabilito con mero provvedimento legislativo, che come tale obbliga la gente ad accettare qualsiasi moneta per buona. Col solo guaio che però i cittadini sono convinti sia veramente così. E lo credo, vista anche la conclusione di questo discorso. Per assicurare i lettori che non c’è alcuna differenza di pagamento tra cartamoneta e carta di credito, gli sfacciati non si fanno scrupoli a ripetere che comunque in entrambe le versioni «il valore del contante in euro è garantito dalla BCE». Naturalmente senza specificare di chissà quale «valore» stiano parlando.
2.5 «Funzioni» e usi della moneta
Al paragrafo successivo i capoccioni di Francoforte descrivono le «tre diverse funzioni» che hanno i soldi, tralasciando però del tutto una quarta, che pure è la più controversa. Come prima cosa ci dicono che la moneta serve da «mezzo di scambio». E grazie, proprio per quello è stata inventata. Di modo che, per avere o dare qualcosa, devo in cambio sborsare o incassare denaro. Il quale così si pone appunto nel bel mezzo dello scambio. Come quando uno vende qualcosa, - che possiede, ma non usa per sé - e di cui appunto si disfa. Allo scopo d’avere i soldi, con cui a sua volta comprare qualcos’altro che gli serve. Così che la moneta entra, ma solo per poi riuscire dalle tasche dello stesso individuo. Assolvendo così la sua funzione d’intermediare le cose. Il quale uso è in effetti quello per così dire naturale del denaro, che di norma fanno tutti quanti. O meglio, quasi tutti, dato che questo non è il solo modo possibile di fare. Mentre per quelli della BCE sembra sia esclusivo, visto che non parlano d’altro, sorvolando disinvoltamente sull’impiego mercantile dei soldi. Ho già fatto notare come per quei tecnici economici esistano soltanto generici «utilizzatori» della moneta, senza badare alle ‘parti sociali’ in cui pure invece gli uomini sono separati. Così, facendo come se invece fossero uguali, lasciano intendere che l’uso della moneta sia indifferente, neutrale, e insomma al di sopra delle ‘parti’, in cui pure l’umanità è divisa.
Con la quale sconcertante ipocrisia ignorano bellamente la sacrosanta lezione di Marx. Che ha insegnato a chiare lettere come, quanto ai lavoratori, certo che a loro tocca di usare la moneta come mezzo. Mentre per gl’imprenditori invece, essa funziona all’esatto contrario, o sia come principio e fine dello scambio. Infatti i primi vendono per comprare e consumare. Mentre i secondi comprano per rivendere e guadagnare. Di modo che agli uni i soldi entrano per ri-uscire, a causa del bisogno che hanno di vivere. Mentre agli altri escono per ri-entrare aumentati, cioè a puro scopo di profitto. Con una differenza tanto netta da essere un’autentica opposizione contraddittoria di comportamenti. Che pure però, riescono a quanto pare complementari, dato che messi in atto dentro lo stesso sistema economico. Sicché è quantomeno sospetto che gli esperti monetari abbiano trascurato del tutto questa ‘funzione’ dei soldi, usati appunto solo per farne degli altri. Cioè spesi non per consumare la merce comprata, ma solo per ri-venderla a un prezzo più alto. La quale gentaglia BCE è tanto più sfrontata, dato essere invece proprio questo taciuto modo di fare, il primo motore che muove l’intero mondo umano. Il quale gira appunto esclusivamente intorno ai Mercati, cioè ai meschini interessi dei Mercanti.
Ecco allora che, invece di distinguere questo fondamentale dettaglio, i Banchieri fanno di tutta l’erba un fascio. Per loro della moneta esisterebbe solo un uso naturale, come semplice «mezzo di scambio» che serve a vivere. Quando pure invece, prima e sopra di tutto, quella ha anche un uso artificiale (o ‘capitale’), di chi appunto impiega i soldi come principio e fine dello scambio, solo per la brama d’arricchire. Mentre in compenso quei bugiardi autori dell'articolo insistono a ripetere che l’Euro sia «un mezzo di pagamento con un valore in cui tutti confidano». Come se appunto, comprare e pagare una merce allo scopo di consumarla, oppure rivenderla, fosse la stessa cosa.
La seconda (a questo punto terza) funzione della moneta, invece, è quella di fungere da «unità di conto». La quale espressione in realtà non significa molto, se non che i soldi si contano uno a uno. E che perciò il pezzo base è quello da uno, dal quale si ricavano poi multipli e sottomultipli. Bella scoperta! Come se quest’ovvietà non fosse nota già dall’Antichità. Mentre quegli esperti ci ricamano su, spiegando che solo grazie a questa chissà quale portentosa funzione sarebbe possibile tenere su un sistema dei prezzi. Che discorsi, come dire che se non ci fosse la moneta da un Euro, allora non si potrebbero stabilire i prezzi delle cose. Ipotesi di per sé assurda, appunto perché fin dal principio ogni sistema monetario della Storia s’è sempre fondato sul pezzo di valore unitario, da poi dividere e moltiplicare a piacere. Infine, per terza (cioè quarta) funzione monetaria, l’Euro sarebbe accumulabile come «riserva di valore». La quale espressione non ha senso, come ho già detto, almeno nel caso in cui la moneta, come quella attuale, non valga il becco d’un quattrino. E se poi, come di fatto succede, la semplice carta sia data, presa e accumulata per come fosse oro, è solo perché imposta con la forza dallo Stato. Il che non toglie però l’assoluta, già solo logicamente scandalosa insensatezza della cosa.
Per ultimo l’articolo in esame riserva il capitoletto forse più controverso ancora, titolato «Come si crea la moneta». Dove appunto si tratta dell’opera demiurgica e taumaturgica della BCE. Solo che io mi fermo qui, almeno per adesso. Un po’ perché stanco di questa roba, e poi credo d’aver detto già abbastanza, per insinuare almeno qualche fondato dubbio preliminare sulla moneta, nonché sui suoi uomini d’affari economici e politici.
Testo dell’articolo BCE citato:
https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html
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